domenica 1 aprile 2012

La pillola dei cinque giorni dopo è un contraccettivo di emergenza

Domani arriverà nelle farmacie la pillola dei cinque giorni dopo cioè il farmaco EllaOne, un contraccettivo d'emergenza, per usufruire del quale in Italia ci sarà bisogno della ricetta medica e di un test di gravidanza.
Le problematiche dei costi, costo del test più costo del farmaco, che rendono inaccessibile questo contraccettivo a gran parte delle donne, italiane e immigrate, appartenenti a una fascia di reddito compresa tra lo zero e il medio basso, si aggravano dovendo avere a che fare i conti con i falsi positivi, che richiedono un secondo test di gravidanza. Da tutto ciò quindi sono escluse le ragazze più giovani, le ragazze e le donne con scarsa o nulla alfabetizzazione, le immigrate. Per di più ci potremmo trovare di fronte un farmacista che, infrangendo la legge, fa obiezione senza coscienza per la donna che ha di fronte, e dovremmo girare per farmacie alla ricerca di qualcuno che invece di odiarle le donne, le considera persone capaci di intendere e di volere, detentrici del diritto di scelta, soprattutto di scegliere una maternità in modo responsabile e di gestire la propria sessualità come meglio credono. Tutto in cinque giorni. Chi parlava delle capacità multitasking della donne non credo pensasse a questo.

Qui sotto un articolo da vita di donna:
Dal 2 aprile nelle farmacie sarà possibile acquistare la nuova contraccezione d'emergenza, cioè la pillola dei cinque giorni dopo.

Questo nuovo farmaco, ulipristal acetato, commercializzato con il nome di EllaOne, è in grado di inibire l'ovulazione fino a cinque giorni dopo il rapporto a rischio.

E' molto più efficace del levonorgestrel, e mantiene la sua efficacia più a lungo e costa 34,98 euro.
E' stato testato, non è un farmaco che possa provocare l'aborto, ma non conoscendo perfettamente il profilo di sicurezza dal punto di vista dei possibili danni a una gravidanza già in corso, l'AIFA ha dato l'obbligo ai medici di prendere visione di un test di gravidanza prima di prescriverlo, unico caso in Europa.
Quest'obbligo è francamente un po' ridicolo. I medici prescrivono tutti i giorni farmaci teratogeni, fra cui vi sono degli antipertensivi, una nota molecola contro l'acne, alcuni antibiotici, e qualche altro, non tanti, in verità.
In nessuno di questi casi però è previsto un test di gravidanza, ma è cura del medico accertarsi, secondo il suo giudizio, in scienza e coscienza, dello stato o no di gravidanza della paziente.
Questo desiderio di prescrivere ai medici cosa devono dire, cosa devono fare, fino alla prescrizione per legge di che esami devono richiedere, è legato non certo a una preoccupazione per i pazienti, che ben altri sarebbero i provvedimenti necessari in questo paese, se si volesse fare l'interesse dei pazienti in una sanità ormai abbandonata alle restrizioni nel pubblico e al cedimento al far west dei privati e della corruzione, dalla Lombardia alla Calabria.
Questo desiderio è invece legato alla volontà di trasformare i medici da una categoria di professionisti, capaci di decidere, scegliere e pensare, a una schiera di ubbidienti esecutori di proclami che vengono emanati altrove, in luoghi in cui si desidera controllare il corpo delle persone e le loro decisioni.
La contraccezione, l'interruzione della gravidanza, la fecondazione assistita, le volontà di fine vita, sono tutti argomenti su cui negli ultimi anni la Chiesa ha tentato non solo di predicare per i propri fedeli, ma di imporre alle Leggi dello Stato, e quindi a tutti i cittadini, il proprio convincimento.
La accompagna la convinzione che tutti quelli che la pensano diversamente siano, poveretti, in errore, e debbano essere difesi, eventualmente con la costrizione, dal peccato che li insidia.
I medici, molta parte di essi, rivendicano la loro appartenenza alla comunità internazionale degli scienziati, e protestano contro leggi che nel resto del mondo non esistono, e con le quali la comunità internazionale non concorda.
Lisa Canitano
1 aprile 2012

3 commenti:

Nobisco ha detto...

Francamente ti dico che a me viene un po' da ridere - in senso tragicomico...

studio infermieristica, di queste cose ovviamente se ne parla a volte in facoltà (non molto, interessano poco, è roba vecchia).

Forse tu non ti sei resa conto delle contraddizioni logiche contenute in alcune frasi di questo articolo. Intanto una parola chiave è maternità responsabile. Okay, quindi se parliamo di maternità responsabile dobbiamo presupporre una sessualità responsabile, cioè un comportamento sessuale che tiene conto delle conseguenze di "tutta la faccenda". Giò il fatto che - ad eccezione dello stupro - una ragazza/donna debba "correre ai ripari" significa che il sesso da lei praticato non aveva un briciolo di responsabilità perché la vera responsabilità è solo preventiva, da tutti i punti di vista. Laddove è venuta a mancare la prevenzione, automaticamente cade il concetto di "atto consapevole e responsabile" perché chiaramente qualcosa è andato "out of control".
Non mi fa "pena" la donna che corre dal farmacista, perché anche questo comportamento (5 giorni dopo?!) è irreponsabile, è un atteggiamento spaventato, da adolescente in crisi o qualcosa del genere. La coscienza di una persona va rispettata, e io ne so qualcosa, ma all'obiezione non va unito mai l'abbandono della persona in difficoltà, che poi bisogna anche valutare cosa è successo veramente. Inoltre l'articolo non da alcun accenno (e per forza, è puro sentimentalismo, non ha consisistenza scientifica) alla farmacologia, sciorinando nomi commerciali di farmaci come fossero pilloline magiche senza parlare che in certi casi ci si può lasciare le penne e che mai tali sostanze vanno usate da sole.
Io alla base di tutto questo ci vedo sempre una scarsa consapevolezza di come si decide di usare il proprio corpo, di vivere una relazione fosse anche occasionale, un rapporto, o quello che è, e ovviamente scarso senso di responsabilità, di concetto di "preziosità" del corpo umano, della sua fisiologia, dell'intimità con il partner.
Penso che tutto questo sia un segnale di quanto quello che facciamo, a vari livelli, stia e anzi abbia già perso valore. Ma se invece pensiamo e riflettiamo che le nostre azioni e scelte valgono quando sono ponderate, consapevoli, mature, vissute in pienezza, e mettiamo al bando ogni superficialità ed ogni conformismo ad una sorta di "regola implicita" per cui (quando io ero adolescente c'era questa mentalità) se una ragazza "non si concede" o mette dei paletti c'è qualcosa che non va (ma figuriamoci)allora forse i casi come questo (agghiacciante, squallido, triste ecc.) diminuiranno.

Legate questi concetti: consapevolezza-senso di reponsabilità-senso di valore della persona nella sua interezza-etica-maturazione psicoaffettiva-scelta-calma interiore-prevenzione.

Le cose non si risolvono con la paura, le pillole non sono caramelle, chi non è in grado di essere protagonista della propria sessualità si astenga dall'avere rapporti allo stesso modo in cui chi non sa guidare non dovrebbe mettersi al volante.

I corpi umani, il nostro e altrui, non sono macchine i cui pezzi si possono togliere o cambiare, la fisiologia umana è molto complessa, niente è privo di conseguenze, non avvilire la Scienza postando articoli come questo scritti da chi di Scienza e di Medicina non sa nulla e non lavora in sanità, né in consultorio, ma vole solo provocare stati emotivi distorti.

Serbilla ha detto...

Studiando infiermeristica saprai che ogni medicinale ha controindicazioni e interagisce sia con altri medicinali che con altre sostanze, di ogni tipo. In più ogni medicinale e ogni ausilio contraccettivo vanno incontro ad un corpo che è simile ma non uguale a tutti gli altri, ogni organismo cioè è diverso. Si pone quindi la questione del blocco chimico o dell'interferenza fisica con i contraccettivi.
Quindi anche se responsabilmente prendo la pillola questa mi viene annullata (per esempio) dall'antibiotico, dici che prendendo la pillola lo devo sapere? Certo che lo devo sapere, ma potrei non saperlo e impararlo al momento sbagliato e in quel caso avere bisogno di una "rete di protezione" se questa rete di protezione, cioè i contraccettivi di emergenza, esistono, perché non dovrei farne uso? Perché nel momento in cui per un caso o un errore mi trovo di fronte al problema di una gravidanza indesiderata, non dorvrei responsabilmente evitare farla proseguire e trovarmi con un problema ben più grosso, cioè affrontare un aborto o una maternità indesiderata? Valutare cosa è successo "veramente" non è compito del farmacista, anche perché cosa è successo veramente non ha alcuna importanza, se uno si rompe una gamba facendo lo scemo su un muretto invece che salvando la vita a un bambinoche sta per finire sotto un auto, che fai non lo aiuti? Poi nel momento in cui ho la ricetta del medico il farmacista ha l'obbligo di darmi il medicinale, perchè il farmacista non è il medico.
Le controindicazioni ce le hanno tutte le pillole, le creme e persino gli spray nasali o i cosmetici. L'impatto di questi medicinali è grave sull'organismo? Per questo si sconsiglia di usarli con frequenza. Ma perché tre aspirine al giorno fanno forse bene? E ci sta gente che l'aulin lo usa come tisana rilassante. Vuoi paragonare la necessità di un contraccettivo di emergenza e la scelta responsabile dell'assumerlo, con la facilità con cui le persone ricorrno a ogni tipo di medicina quando non ce n'è bisogno?
Mi semebra palese da che parte penda la bilancia.
Tu puoi vedere nell'uso che gli altri fanno del corpo ciò che vuoi ma non sei tu a poter e dover decidere come dovrebbero comportarsi, men che meno nel momento dell'emergenza.
Poi non è che ai contraccettivi di emergenza e no ricorrano esclusivamente le ragazzine incoscienti, ci sono donne di tutte le età che ne fanno suo e il sesso si fa in due, non lo scordare mai, se hai il problema è perché hai avuto un rapporto sessuale con un uomo, ma quest'uomo perché non c'ha pensato che potevi rimanere incinta? Perché forse quel corpo non è il suo? Beh facile fregarsene prima e poi accampare diritto di parola, magari non tu, magari sei un uomo responsabile, ma neanche tu che non c'eri con quella precisa donna in quel preciso rapporto, cioè, non è compito di nessun altro a parte la donna decidere cosa fare.

E comunque l'autrice dell'articolo è questa donna qui, copio e incollo dal sito:

Elisabetta Canitano (Presidente di Vita di Donna).
Ginecologa, si occupa del secondo livello della prevenzione tumori per la ASL RMD, socia fondatrice dell'Associazione Differenza Donna che si occupa delle Case antiviolenza. Collabora nell'assistenza alle donne vittime di violenza.

Serbilla ha detto...

P.S.
Ho pubblicato iltuo commento solo oggi perché era finito nello spam, ciao!

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